Male, molto male. Iera sera il Milan è caduto due volte: prima sul campo di una modesta Dinamo Zagabria e poi in classifica, retrocedendo dal sesto al tredicesimo posto. La Champions League appariva come l'eccezione di una stagione che vive di molti bassi e pochi alti, difatti i rossoneri avevano due risultati su tre per piazzarsi fra le prime 8 squadre d'Europa. E invece, come già accaduto in questi mesi, il Diavolo si fa travolgere e, soprattutto, si fa male da solo.
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Milan, a chi la colpa adesso? A mancare non è solo la base del calcio
A chi la colpa adesso?
—Adesso, ci poniamo una domanda che, purtroppo, sorge spontanea: stavolta a chi andrà la colpa? All'inizio della stagione il dito fu rivolto verso Theo Hernandez e Leao, accusati di ammutinamento, e poi si girò verso Paulo Fonseca, reo di non saper gestire lo spogliatoio. Nel mezzo di questo ci poniamo anche le continue critiche alla società e, in particolar modo, nei confronti di Gerry Cardinale: dopotutto, il coro per il numero uno di RedBird risuona ormai ad ogni partita.
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L'arrivo di Sergio Conceicao e la conseguente vittoria della Supercoppa Italiana sembrava spianare la strada verso un cambio di stagione: c'era entusiasmo, c'era un pizzico di ottimismo e una passione ritrovata. Peccato, però, che tutto questo parrebbe già sfumato nel giro di due settimane. I risultati, e soprattutto le prestazioni, non aiutano l'allenatore portoghese ma forse, e sottolineiamo forse, gli occhi dovrebbe essere puntati verso l'alto.
A mancare non è solo la base del calcio
—A mancare è la base del calcio. Ci facciamo forti della frase pronunciata da Conceicao nel post-partita di ieri e ci aggiungiamo anche un "non solo". Questo perché al di sopra della squadra, al di sopra dell'allenatore e al di sotto di Cardinale vi è una dirigenza sempre assente, apparentemente confusa sul da farsi, giacché un giorno rinnega il mercato estivo e quello successivo lo rafforza, e monotona nelle pochissime dichiarazioni di fronte alle telecamere. Ibrahimovic ripete sempre le stesse cose, facendo anche brutte figure quando definisce la squadra "già forte così", Furlani non si mostra da un bel po' e Moncada parla solo occasionalmente e in modo concordato. "Stiamo lavorando", queste sono le parole dello svedese legate al calciomercato, ma purtroppo, a oggi 30 gennaio, a Milanello è arrivato solo Kyle Walker, ovvero un terzino destro. Insomma, non esattamente il rinforzo di cui ha bisogno questa squadra.
Dunque a mancare non è solo la base del calcio. Manca una dirigenza forte, compatta, unita sotto ogni aspetto. Il Milan, visto da fuori, appare come uno spettacolo di improvvisazione: si ragiona sul momento, sulle occasioni che spuntano di tanto in tanto, e molte di queste neanche colte, senza ragionare sul futuro, in primis sportivo, della squadra. Cosa sarà il Milan della prossima stagione? Risulta a dir poco impossibile prevederlo. Chi ci sarà sulla panchina rossonera? Chi sarà il capitano? Chi sarà l'attaccante? Chi sarà perno del centrocampo? Chi farà il mercato estivo? Chi prenderà le decisioni che, normalmente, prenderebbe un DS? Chi sarà il capo scout? Chi sarà il ponte tra squadra e dirigenza? Queste sono domande alle quali non possiamo trovare alcuna risposta.
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