L'Inter vince il campionato e partono gli sfottò. Il Milan non deve dimenticare questa festa e, anzi, farne una motivazione in più
Il calcio, si sa, è anche questo. Fare la morale non ha mai avuto senso, poiché la competizione è un'arma a doppio taglio: un giorno sei lì, sopra un pullman a prendere in giro gli avversari, e un altro invece sei a casa, costretto a sopportare gli sfottò dei tuoi "cugini". L'Inter vince il campionato e inserisce sul proprio stemma la tanto bramata seconda stella. Non staremo qui a dibattere sul fatto che, almeno sul campo, gli scudetti nerazzurri siano 19, ma la stagione che si avvia verso la propria conclusione ci ha dimostrato quanto la squadra di Simone Inzaghi sia stata superiore e bisogna, tristemente, prenderne atto.
Intanto, il Milan si prepara alla nuova annata con tante incognite: chi sarà il nuovo allenatore? Verrà ceduto qualche gioiello? La spartizione delle responsabilità dirigenziali troverà finalmente una quadratura? Vedremo, solo il tempo ci darà una risposta. Nel frattempo, i giocatori rossoneri sono apparsi terribilmente affranti. La partita contro la Juventus ha visto una squadra con stimoli azzerati, poca motivazione e sicuri che l'obiettivo minimo stagionale sia stato raggiunto. Tutto questo mentre l'Inter festeggiava, e festeggia ancora, uno scudetto sbeffeggiato nella casa del Diavolo.
Bisogna ripartire da qui. Dalle immagini di Dumfries con lo striscione contro Theo Hernandez, dal coro di Frattesi, dalla "vendetta" (un po' tardiva) di Calhanoglu e gli innumerevoli sfottò dei tifosi nerazzurri. C'è la necessità di trovare uno stimolo che duri una stagione intera, un fuoco che non deve assolutamente spegnersi. Il Milan deve essere il Milan.
Conte, De Zerbi, Fonseca, Lopetegui, non importa chi siederà sulla panchina rossonera. Il cambio di passo deve partire in primis dai giocatori. C'è da ritrovare l'orgoglio, l'ossessione per la vittoria. L'imperativo è stampare le immagini della festa nerazzurra, incollare le frasi, i cori e le presuntuose dichiarazioni, attaccarle ai muri di Milanello e farne un mantra. Non deve, però, essere il prossimo tecnico a farlo, devono essere i giocatori. Il secondo posto non può bastare, vincere un derby non può bastare, bisogna alzare un trofeo per sottolineare che qui non ci si accontenta più.