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Prandelli: il ritorno in Nazionale dopo 11 anni e la nuova figura del Direttore Tecnico

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Il 2014 è stato un anno cruciale per Cesare Prandelli e la Nazionale italiana: ecco il ritorno nella casa azzurra dopo 11 anni
Alessia Scataglini
Alessia Scataglini

Il 2014 è stato un anno cruciale per Cesare Prandelli e la Nazionale italiana. A Natal, in Brasile, l’Italia veniva eliminata dal Mondiale e Prandelli si dimetteva, per coerenza e dignità, rivelando una grande onestà intellettuale. Dopo undici anni, il ritorno di Prandelli nella casa azzurra sembra essere più che una possibilità: il tecnico è in pole position per diventare il prossimo direttore tecnico della FIGC, ruolo che potrebbe rivelarsi fondamentale nella riorganizzazione del calcio italiano.

Il Direttore Tecnico: una novità per il calcio italiano

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Se la nomina di Prandelli dovesse essere confermata, sarebbe una vera e propria novità per la FIGC. La figura del direttore tecnico, infatti, non è mai stata istituzionalizzata nel calcio italiano, sebbene l’idea fosse già stata sollevata in passato, in particolare dal presidente federale Gabriele Gravina. Nella sua “Piattaforma programmatica 2025-2028”, Gravina aveva indicato l’introduzione del Direttore Tecnico federale come una delle priorità per il futuro della FIGC. Oggi siamo vicini a vederla concretizzarsi. La nomina dovrebbe arrivare entro giugno, con Gravina e Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione allenatori, chiamati a scegliere il candidato giusto.


Questo cambiamento si inserisce in un processo più ampio di riorganizzazione della federazione, che prevede anche l’elezione di un nuovo presidente del settore tecnico. Mario Beretta sembra pronto a subentrare a Demetrio Albertini, con l’intento di dare nuovo slancio all’intero comparto.

Il Direttore Tecnico in Europa: un ruolo imprescindibile

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Il ruolo del direttore tecnico è ormai consolidato nelle maggiori federazioni calcistiche europee, dove viene visto come una figura centrale nella gestione e nello sviluppo del calcio nazionale. In Germania, Rudi Völler ricopre questo ruolo con grande efficacia, fungendo da punto di riferimento per la nazionale e da collegamento tra la squadra e la federazione. Un esempio di come la figura del direttore tecnico possa essere fondamentale nella gestione complessiva del movimento calcistico.

L’Inghilterra, la Spagna e altre potenze calcistiche europee hanno già da tempo integrato questa figura nei propri organici, e l’Uefa stessa promuove incontri tra allenatori e direttori tecnici per discutere temi chiave riguardanti la formazione e lo sviluppo del calcio. La nomina di un direttore tecnico in Italia rappresenterebbe quindi un passo importante per allinearsi alle migliori pratiche internazionali.

Il futuro con Prandelli: un ruolo di coordinamento e visione strategica

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Se Cesare Prandelli dovesse assumere il ruolo di direttore tecnico, la sua missione sarebbe quella di strutturare e coordinare la crescita del calcio italiano in modo sistematico e olistico. Il suo compito non si limiterebbe a supervisionare la Nazionale maggiore, ma comprenderebbe anche un’importante interazione con i settori giovanili, le scuole calcio e i centri federali. Prandelli porterebbe con sé una visione a lungo termine, orientata al miglioramento della qualità del gioco e alla valorizzazione dei talenti italiani.

Il rapporto con Maurizio Viscidi, coordinatore delle nazionali giovanili, sarebbe fondamentale per creare una sinergia tra la parte alta e quella bassa della piramide calcistica azzurra. Viscidi ha fatto un lavoro eccellente negli ultimi anni, rinnovando il settore giovanile e ottenendo ottimi risultati. Un eventuale coinvolgimento di Prandelli potrebbe accentuare ulteriormente questa spinta, con l’obiettivo di produrre giocatori non solo tecnicamente preparati, ma anche eticamente solidi, un aspetto che ha sempre contraddistinto il suo approccio al calcio.

Il suo ritorno in FIGC sarebbe anche l’occasione per integrare più profondamente il sistema calcistico italiano. L’Italia ha bisogno di rinnovare il suo approccio al gioco, valorizzando la cultura del possesso palla che Prandelli aveva teorizzato durante il suo periodo da ct. Questo approccio tecnico ed etico potrebbe portare nuova linfa al calcio italiano, risvegliando l’orgoglio di una Nazione calcisticamente grande, ma che negli ultimi anni ha faticato a mantenere il passo con le potenze mondiali.

Un ritorno all’idea di gioco: il sogno di un’Italia che gioca

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Quando Prandelli era alla guida della Nazionale, tra il 2010 e il 2014, la sua idea di gioco era chiara: possesso palla, dinamismo e un calcio offensivo. La sua Italia, pur non vincendo trofei, era riuscita a riscoprire un’identità più moderna e divertente, culminata nella finale di Euro 2012. La sua filosofia era condivisa anche dai giocatori, come dimostrato dalle parole di Daniele De Rossi, che dichiarava di divertirsi sotto la sua guida.

Quindici anni fa, Prandelli fece sognare i tifosi con una squadra che giocava bene e che incantava per il suo gioco di squadra. Nonostante il disastroso Mondiale in Brasile, che segnò la fine del suo ciclo come commissario tecnico, i suoi principi di gioco non sono mai stati dimenticati. Se dovesse tornare, Prandelli ripartirebbe proprio da quei valori: la cura del gioco e la passione per il calcio, con l’obiettivo di restituire alla Nazionale azzurra un’identità forte e riconoscibile.

Il ritorno che potrebbe cambiare la Nazionale

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Il ritorno di Cesare Prandelli come direttore tecnico sarebbe una scelta di grande valore, che potrebbe segnare una nuova fase per il calcio italiano. La sua esperienza, unita alla visione strategica, potrebbe dare una spinta significativa all’intero movimento. Con la sua attenzione alla qualità del gioco e alla crescita dei giovani, Prandelli rappresenta una figura che potrebbe imprimere un nuovo corso alla Nazionale, andando oltre i risultati immediati e costruendo una struttura solida per il futuro. In un momento di rinnovamento per la FIGC, la sua nomina potrebbe essere la mossa giusta per riportare l’Italia a essere protagonista sulla scena internazionale.

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