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Milan, Ziliani: “Ibra dice trombonate. A Cardinale va misurato il QI. Maldini …”

Ibrahimovic Cardinale AC Milan
Il giornalista Paolo Ziliani ha espresso un proprio commento all'indomani di Milan-Feyenoord su tutto quello che sta accadendo ai rossoneri
Fabio Barera Redattore 

Il giornalista Paolo Ziliani ha espresso un proprio commento, attraverso alcuni post pubblicati sul suo account 'X', in merito a quanto sta accadendo ai rossoneri, all'indomani di Milan-Feyenoord. Ecco, dunque, il suo pensiero.

Milan, Ziliani durissimo contro Ibrahimovic e Cardinale: poi rimpiange Maldini. E su Theo ...

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“Però abbiamo vinto la Supercoppa”. Che sarebbe un po’ come se il condannato al patibolo dicesse al boia: “Però avevo aiutato una vecchietta ad attraversare la strada”. “Però abbiamo vinto la Supercoppa”. È riuscito a dire anche questo ieri sera Zlatan Ibrahimovic nell’immediato dopo partita di Milan-Feyenoord 1-1, la partita che ha sancito la clamorosa uscita del Milan dalla Champions League. Ha tirato in ballo il trofeo vinto a gennaio a Riad in virtù - lo ricorderete - di una irripetibile congiunzione astrale, Zlatan Ibrahimovic. Come a dire che il bilancio del Milan non era poi così male come qualcuno frettolosamente potrebbe pensare. L’ha detto davvero. E l’ha fatto pochi minuti dopo che il Milan era stato spazzato via dal più importante torneo in cui un top club (tale era il Milan prima dell’avvento di Red Bird e della sua corte dei miracoli capitanata appunto da Zlatan Ibrahimovic) è chiamato a giocare".


"“Ibra che vuole fare la storia ma non sa fare la squadra”. È questo il titolo con cui ieri avevo presentato il mio articolo di presentazione della giornata. Come sempre tirandomi addosso la rabbia e l’insofferenza di una parte di tifoseria rossonera che mi accusa di essere tenero (?) con gli altri top club e duro solo col Milan. Avevo invece semplicemente detto, e col senno di prima perchè col senno di poi sono capaci tutti, la sola cosa importante che andava detta. Rimarcando come Ibrahimovic, il dirigente che di fatto ha preso il posto di Paolo Maldini alla guida del club, sia capace di dire unicamente trombonate lanciando proclami ridicoli come quello coniato in estate sul Milan “dominante” che avremmo visto all’opera. Un Milan che da agosto ad oggi è stato invece dominato da tutti. Dal Parma, dalla Dinamo Zagabria e dal Feyenoord che lo hanno battuto. E persino dal Como, dal Bruges e dalla Stella Rossa che in qualche modo, miracolosamente, il Milan era riuscito a battere sempre per il rotto della cuffia e per grazia ricevuta".

"Theo Hernandez? Solo un demente avrebbe potuto ..."

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"Ma oltre all’inettitudine tecnica conclamata, di Ibrahimovic avevo voluto sottolineare, per l’ennesima volta, il suo inesistente spessore etico-morale. Emerso drammaticamente, per l’ennesima volta, nella dichiarazione fatta a proposito di Rafa Leao: “Tutti parlano di Leao - aveva detto nella conferenza-stampa di vigilia -, dicono a lui come deve giocare. Ma come gli spieghi a uno dei più forti al mondo come giocare? Come deve giocare è lui che te lo spiega”. Già. Leao. Quello dell’ammutinamento contro Fonseca nel cooling-break di Lazio-Milan, a campionato appena iniziato. Una ribellione platealmente esibita in stretta collaborazione con Theo Hernandez".

"Già, Theo Hernandez. Col Milan che in vantaggio 1-0, a San Siro, la specialità di casa-Hernandez, la goffa e plateale simulazione cui l’arbitro non abboccava. E che puniva con il secondo giallo, quindi con l’espulsione, decretando in tempo reale la fine di ogni speranza del Milan di scampare al naufragio. Solo un demente in piena bonaccia avrebbe potuto innescare la miccia che mutava il clima in burrasca. Non era certo interesse del Milan, ma Theo Hernandez - che del Milan è stato capitano ed è uno dei giocatori storici, uno dei più esperti - l’ha fatto. E siccome quest’anno il francese ha fatto più danni della grandine dando vita a una stagione che più disastrosa in fatto di danni procurati alla squadra non avrebbe potuto essere, sarebbe stato il caso - nell’intervallo - che Conceiçao lo mandasse sotto la doccia a raffreddare i bollori onde evitare guai peggiori".

"E però, il comandante in capo Ibrahimovic alla vigilia era stato chiaro. Come devono giocare Leao e Theo sono loro che te lo spiegano, non puoi dirglielo tu. Loro sono i più forti al mondo, non proviamoci nemmeno. Infatti Fonseca ci aveva provato e oggi allena l’Olimpique Lione. Conceiçao dev’essersi detto. Messaggio ricevuto. E così, quando Theo Hernandez è sbucato per la seconda volta dal tunnel degli spogliatoi, è apparso chiaro a tutti che la fine del Milan era segnata".

Ziliani: "Il Milan un'Armata Brancaleone. Una società seria direbbe ad Ibrahimovic ..."

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"Se il Milan fosse una società seria, oggi la proprietà convocherebbe capitan Ibra e la sua Armata Brancaleone nei propri uffici e direbbe loro di raccogliere le proprie cose e di andarsene. In estate la corte dei miracoli composta dai prodi Ibrahimovic, Furlani, Moncada e Scaroni aveva promesso al colto e all’inclita un Milan dominante. Quello che avevano costruito si è rivelato invece, come tutti avevano già capito, un Milan penoso. Così sconclusionato da essere completamente buttato a mare dai nostri eroi nel mercato di gennaio. Purtroppo, non è svuotando la stiva col cucchiaino che tieni la barca a galla. Ormai l’acqua entra da tutte le parti e il danno è fatto, sei destinato a colare a picco. Miseramente. Com’è successo ieri a quel che resta del Milan nel proprio mare, a San Siro, sotto gli occhi dei suoi tifosi sgomenti, contro una delle squadre più deboli di tutta la Champions, debole ma non scombiccherata come il Milan plasmato da Dio Ibra".

"Ho detto: se il Milan fosse una società seria caccerebbe seduta stante Ibra & company. Purtroppo non lo è. Perchè se Ibrahimovic è lì è perchè qualcuno ce lo ha messo. E a mettercelo in sostituzione di Paolo Maldini (!) è stato Gerry Cardinale, uno cui occorrerebbe misurare il QI. Il quale Cardinale chissà come se la passa oggi. Ha comprato il Milan facendosi prestare i soldi dalla vecchia proprietà (il fondo Elliott), che quindi incombe sulla sua testa come una gigantesca spada di Damocle. E in men che non si dica gli uomini che ha scelto per guidare il club hanno portato il Milan a un gigantesco fallimento sportivo con annesso, ingente, inenarrabile danno economico. C’era una volta il Milan: storia di una caduta. Prossimamente su Netflix. Sconsigliato ai tifosi rossoneri deboli di cuore". LEGGI ANCHE: Rivoluzione Milan, il calciomercato estivo può spazzare via anche Leao >>>

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